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I TIR stanno per attraversare la Francia in treno

di MontagnaNostra (02/04/2007 - 11:28)

I TIR stanno per attraversare la Francia in treno

 LE MONDE 28.03.07 - 14h51 Mis à jour  le 28.03.07  14h5

Dominique Perben, il ministro francese dei trasporti e il suo omologo lussemburghese Lucien Lux anche ministro dell’ambiente, inaugureranno giovedì 29 marzo a Bettembourg (Lussemburgo) l’autostrada ferroviaria che collegherà da giugno i circa 100 chilometri che separano Perpignan (nei Pirenei) al Granducato.

 La linea trasporterà dei semi rimorchi a bordo di treni equipaggiati con vagoni articolati ribassati progettati e costruiti da Modalohr, una filiale del gruppo Lohr, lider mondiale di bisarche.

 “Ci sono voluti due anni di lavori con i partenrs privati, SNCF, e la Rete Ferroviaria di Francia per realizzare questo progetto”, ricorda il ministro Perben, il quale osserva che, grazie a questa infrastruttura, “la Francia realizza d’un sol colpo il doppio di tutte le linee di trasporto di TIR per ferrovia (ferroutage) della Germania e dell’Italia”. Questa linea costituisce la più importante infrastruttura diretta europea relativa al ferroutage, sistema che consiste nel trasportare i camion sui treni.

Dal momento che il trasporto su gomma assorbe l’80% del trasporto merci e il trasporto su rotaia il 12%, il ferroutage ne rappresenta solo una piccola parte, perché non è stato sperimentato che dal novembre 2003 e solo su 175 Km. Tra Aiton (Savoia) e Orbassano, nella cintura di Torino (Italia).

 La razionalizzazione del traffico ferroviario tra il Lussemburgo e la Spagna è sostenuta dalle aziende di trasporto e in particolare dalla Federazione delle Imprese di Trasporto e Logistica di Francia (TLF). Quest’ultima avrà una partecipazione simbolica in Lorry-Rail, la società che gestirà il servizio insieme alla Cassa Depositi e Prestiti (42,6%), al gruppo Vinci (19,9%), a SNCF, alle Ferrovie Lussemburghesi, a Modalohr (12,5% ciascuno).

Il progetto avrà un costo di 54 milioni di euro d’investimento, dei quali 31 milioni di euro in infrastrutture e 23 milioni di euro per l’acquisto dei vagoni e la messa in esercizio.

 “Questo modesto finanziamento avrà maggiori ricadute positive sull’ambiente e sulle condizioni di trasporto rispetto ai lavori faraonici come la Lyon – Torino con i suoi 15 miliardi di euro”, afferma Alain Bréau, copresidente di TLF.

 INTERESSE ECONOMICO

Ogni giorno più di 5000 TIR passano vicino a Perpignan, di questi 1500 salgono verso il Lussemburgo. “Questi camion  non possono che essere interessati a questa linea” spiega Philippe Mangeard, presidente di Modalohr.

Il servizio che funzionerà in un primo tempo con un solo convoglio andata e ritorno al giorno potrà trasportare fino a 40 camion per treno. Le prospettive commerciali contano di raggiungere i 30.000 camion all’anno.

“Entro cinque anni con dieci tracce andata e ritorno, questa linea trasporterà circa 300.000 rimorchi, cioè il 10 % della circolazione di questo asse stradale”, prevede il ministro Perben.

 Con un percorso di quindici ore in funzione sette giorni alla settimana, con un costo previsto per ogni semi rimorchio di circa 900 euro, contro gli 850 – 1000 euro per strada. “Con un risparmio del 10% rispetto alla gomma, il sistema di questa linea presenta un reale interesse economico”, sottolinea il ministro dei trasporti. Indubbio il vantaggio ecologico infatti la linea Perpignan – Bettenbourg, calcolando una sola coppia di treni al giorno permette di risparmiare l’equivalente di 20.000 tonnellate di carbone/anno.

 “Questo sistema sarà utilizzabile e dunque avrà successo solo se saprà garantire una puntualità assoluta dei convogli, avverte il sig. Bréau. E’ una sfida che  SNCF deve raccogliere.”

Se questa puntualità non verrà rispettata, TLF non esclude di scegliere un altro operatore al posto di SNCF per assicurare il viaggio dei treni Lorry-Rail. Scherzi del destino: questa inaugurazione arriva nel momento in cui SNCF pubblica le sue perdite di bilancio sul trasporto merci.

Al fine di realizzare una rete di ferroutage nazionale, il ministro Perben annuncia, entro i prossimi cinque anni il prolungamento della linea Orabassano – Aiton verso Lione oltre ad una linea atlantica verso la regione di Parigi per la quale necessita la sistemazione di una dozzina di gallerie la cui sagoma deve essere sistemata con una previsione di spesa di 170 milioni di euro.

 Dominique Buffier

 Articolo uscito nell’edizione del 29.03.07.

 

 

 

 

 

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DOSSIER CERNOBYL

di MontagnaNostra (31/03/2007 - 23:51)

DOSSER LEGAMBIENTE (estratto)

invitiamo tutti a leggere l’interessante documento integrale

sul sito di Legambinte Valsusa

www.legambientevallesusa.it

DOSSIER CERNOBYL: LE CONSEGUENZE AMBIENTALI E SANITARIE A 20 ANNI DALL’INCIDENTE

INTRODUZIONE

Si è appena chiuso l’anno che ha celebrato vent’anni dall’incidente di Chernobyl, ma ben poco è cambiato da allora. Le conseguenze del fall-out nucleare che ebbe origine per l’esplosione del reattore della centrale ucraina, sono state particolarmente pesanti per la popolazione e per il territorio bielorusso, dove maggiore è stata la concentrazione della radioattività che vi si è riversata. Milioni di persone sono ancora soggette a livelli di contaminazione difficilmente pensabili in condizioni normali; gli effetti ambientali rimangono pressochè immutati da allora, in termini di estensione del territorio interessato, mentre riguardo alle caratteristiche degli elementi presenti,  cominciano ad emergere delle criticità specifiche, che richiedono maggiori gradi di approfondimento. Analogamente per quanto riguarda gli effetti sulle conseguenze sanitarie si pongono quesiti e scenari anche assai mutati  da quelli in origine: con patologie diverse da quelle tumorali (in special modo alla tiroide) che colpiscono anche fasce di età superiori a quella infantile e che pongono l’urgenza di cominciare a valutare gli effetti non solo e non più sulla popolazione direttamente o indirettamente colpita dal fall-out di vent’anni fa, ma anche sulle generazioni che da quelle cominciano a discendere.E’ inoltre urgente avviare campagne di info rmazione sui luoghi colpiti o marginali ad essi  per ottemperare almeno a percorsi di prevenzione per quanto attiene l’alimentazione quotidiana. Infine, ma non certo per importanza, è necessario che vi sia una forte pressione da parte della comunità internazionale, affinchè vi sia un coordinamento nelle azioni volte ad una rapida e, per quanto possibile stabile, messa in sicurezza di quanto rimane del reattore esploso a Cernobyl sotto la coltre dell’attuale sarcofago. Questo è il quadro di sintesi delle misure necessarie per far fronte all’emergenza straordinaria, che il disastro di Cernobyl ha prodotto e che emerge se pure in maniera non certo esaustivo rispetto al necessario, dalle campagne di monitoraggio ambientale e sanitario che Legambiente assieme a strutture istituzionali quali l’Arpa Emilia Romagna e le strutture ospedaliere di Modena e Grosseto, ma anche  grazie all’azione volontaria di molti, ha svolto. Un’attività che si è sempre realizzata in piena cooperazione con le strutture istituzionali bielorusse che hanno collaborato in maniera costruttiva alla realizzazione di queste campagne di monitoraggio. E che nel caso del monitoraggio sanitario svolto attraverso il laboratorio mobile, continuano adesso da soli a portare avanti un lavoro di screening che ha coinvolto oltre 14.500 soggetti in tre anni di lavoro. Mentre nel caso del monitoraggio ambientale, condotto con il laboratorio di Minsk , questo ha permesso un confronto tecnico e di elaborazione all’interno di un percorso di collaborazione che auspichiamo dia  luogo in futuro a successive campagne, per avere un quadro più completo della situazione attuale. I dati che vengono presentati in questo dossier – sia riguardo al monitoraggio sanitario sia riguardo al monitoraggio ambientale- rappresentano quindi un duplice risultato: l’aver creato condizioni di conoscenza assolutamente ripetibili e l’aver messo in piedi un lavoro sinergico di cooperazione. Offrono quindi uno spaccato senz’altro limitato  nel tempo e nello spazio in cui si sono realizzati, ma senza dubbio rappresentano un punto di partenza prezioso per il lavoro che ci auguriamo possa essere svolto a partire dall’immediato futuro.

LA SITUAZIONE DEI PAESI COLPITI DAL DISATRO DI CERNOBYL

La centrale nucleare di Cernobyl è stata definitivamente chiusa il 15 dicembre 2000: attualmente sono 4 i reattori spenti e due quelli la cui costruzione è stata interrotta dopo l’esplosione dell’86. Alla centrale lavorano quotidianamente un centinaio di addetti: per loro i turni sono di 12 ore e poi due giorni lontani dalla centrale, per abbattere le radiazioni. Complessivamente sono 3.700 i tecnici che lavorano a Cernobyl con il compito di tenere sotto controllo la centrale. Il sarcofago che copre i resti del reattore esploso, che si stima contenga il 95% del combustibile presente al momento dell’esplosione, presenta all’incirca 1000 metri quadrati di crepe e fessure, dalle quali ogni anno, secondo stime ufficiali, si infiltrano 2.200 metri cubi di acqua piovana, cui va ad aggiungersi l’acqua di condensa, stimata in ulteriori 1.650 metri cubi  annui. La nuova copertura prevista per la messa in sicurezza del sarcofago avrà la forma di un arco e misurerà 100 metri di altezza e 260 metri di larghezza, e diventerà la più grande struttura mobile mai costruita. Il nuovo “contenitore” verrà assemblato in un’area sicura nei pressi del reattore e successivamente installato sopra la vecchia struttura: questo sarà garantito per 100 anni, entro i quali dovranno essere studiate nuove soluzioni per la successiva messa in sicurezza. Sulla base degli accordi sottoscritti nel 1997 a livello internazionale, il costo del progetto venne stimato in 768 milioni di dollari: a oggi il costo è già lievitato a oltre un miliardo di dollari. I 28 Paesi donatori e la Commissione Europea hanno mano a mano alimentato con i propri contributi un Fondo multilaterale gestito dalla banca europea, per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS). La  risposta a nome della Commissione europea della Ferrero Waldner ad una interrogazione fatta dall’eurodeputato Vittorio Agnoletto, in occasione del ventennale dell’incidente, conferma che la Commissione ha finora versato 190,5 milioni di euro al fondo ed è previsto un ulteriore impegno di 49,1 milioni di euro: un importo che corrisponde al 28% dei contributi come previsto dalla ripartizione storica degli oneri tra i paesi donatori e tra i contributi già versati e gli impegni presi si arriva alla copertura del contratto per il nuovo confinamento sicuro che dovrebbe essere concluso in circa quattro anni. A 20 anni dall’esplosione, circa 7 milioni di persone sono ancora esposte al rischio contaminazione da isotopi a lungo decadimento. La maggiore fonte di pericolo arriva dal cibo prodotto nelle aree colpite dall'esplosione, in cui si registrano alte quantità di Cesio.  Secondo le conclusioni di un gruppo internazionale di oltre 100 scienziati, fino a circa 4.000 persone potrebbero ancora morire per l'esposizione alle radiazioni dovute all'incidente all'impianto nucleare di Cernobyl, venti anni fa. Le nuove cifre sono contenute in un rapporto, Cernobyl's Legacy: Health, Environmental and Socio-Economic Impacts, presentato dal Cernobyl Forum. Tuttavia, il tasso di sopravvivenza fra le vittime del cancro - almeno a giudicare dalle cifre della Bielorussia - è molto alto. Oggi, nei Paesi dell'ex Unione Sovietica, la povertà e i problemi di salute mentale contribuiscono  al pericolo rappresentato per le comunità locali dall'esposizione alle radiazioni. Solo in Bielorussia oltre il 90% dei pensionati vive sotto il livello di povertà e la situazione non va meglio in Ucraina, dove molte famiglie sfollate vivono in miseria e senza prospettive. Il disastro della centrale nucleare di Cernobyl, nell’aprile del 1986, ha contaminato un’area, tra Russia, Bielorussia e Ucraina, grande due volte l’Irlanda.Il Paese che ha avuto le conseguenze maggiori è la Bielorussia dove si è avuto il 70% della caduta radioattiva che ha contaminato il 23% di tutto il territorio nazionale, colpendo una vasta area agricola e boschiva. In quella che è stata definita “la zona morta”, un’area compresa in un raggio di 30 chilometri dalla centrale, sono state evacuate in via definitiva oltre 400.000 persone, anche se alcune stanno lentamente tornando e i villaggi abbandonati si stanno ripopolando da chi non ha nessun’altra possibilità di vita.  In Bielorussia, anche a causa del disastro di Cernobyl e della conseguente povertà che si è  abbattuta su gran parte della società, molte famiglie si stanno disgregando: i giovani che cercano fortuna all’estero e i più anziani che non trovano altra via d’uscita se non attraverso l’alcol che già dalle prime luci dell’alba è ben presente su ogni tavola; a tutto questo si aggiunge l’esplodere dell’Aids che in certe realtà si sta diffondendo pericolosamente. La povertà è palpabile anche a Minsk, capitale della Bielorussia, dove dietro a una facciata pulita e ordinata si cela una miseria diffusa, anche se la situazione è particolarmente critica nelle aree rurali. La stima riguardo alle sostanze radioattive disperse nell’ambiente per l’esplosione del quarto reattore della centrale è di oltre la metà dello iodio e del cesio presenti nel nocciolo, più altri radionuclidi e gas radioattivi pari a una attività di 11 EBq, ovvero un miliardo di miliardi di Bequerel. Il fall-out ha interessato il 5% dell’Ucraina, solo marginalmente la Russia (lo 0,6%), mentre si è riversato principalmente in Bielorussia contaminando circa il 23% del territorio. In oltre 46.000 chilometri quadrati si registrarono valori di oltre 37 kBq/mq per la presenza di Cesio137: un’area questa che comprende 27 città in cui vivevano oltre due milioni di persone, in pratica più di un quinto dell’intera popolazione. Più localizzata risultò la contaminazione da Stronzio 90, in circa il 10% del territorio, con livelli massimi di 1800 kBq/mq nel distretto di Khoyniki, nella regione di Gomel(Bielorussia), in un perimetro di 30 chilometri intorno alla centrale. Sempre nella regione di Gomel, nei distretti di Bragin, Narovlya, Khoyniki, Rechitsa, Dobrush e Loev, che rappresentano circa il 2% della Bielorussia, si rilevarono le maggiori contaminazioni da Plutonio 238, 239 e 240. Anche in questo caso il distretto di Khoyniki è quello che ha fatto registrare i valori più alti con più di 111 Bq/mq. La zona dei 30 chilometri di raggio attorno alla centrale è quella da cui la popolazione è stata evacuata nel 1986 per gli elevati livelli di contaminazione: in quest’area lo Stronzio 90 raggiungeva valori superiori a 3 Ci/kmq e il Plutonio, con i vari isotopi, superiori a 0,1 Ci/kmq. Purtroppo la situazione a vent’anni di distanza da quell’incidente non risulta molto diversa.

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PM 10 POLVERI SOTTILI - FEBBRAIO 2007 - SUSA RAGGIUNGE 16 SUPERAMENTI DA INIZIO ANNO

di MontagnaNostra (15/03/2007 - 16:15)

I dati rilevati dalle centraline ARPA di Susa ed Oulx del mese di febbraio confermano la tendenza già riscontrata a gennaio:

ad Oulx un solo superamento, il 17 febbraio, con media giornaliera di 60 microgrammi/metro cubo di PM 10

ben 9 nuovi superamenti a Susa (16 superamenti da inizio anno 2007) nei giorni 2,5,6,7,8,17,23,24 e 25 febbraio (la media giornaliera più alta è stata raggiunta lo stesso 17 febbraio con  88 microgrammi/metro cubo di PM 10).

Ricordiamo che la media giornaliera delle concentrazioni di PM 10 non deve superare il valore di 50 microgrammi/metrocubo (limite per la protezione della salute umana) per più di 35 volte per anno solare. A Susa in soli due mesi si è quasi a metà del numero di superamenti consentito. E' UN EVIDENTE E PREOCCUPANTE SEGNALE DI CADUTA DELLA QUALITA' DELL'ARIA.

Per consultare i dati giornalieri completi (a partire dal mese di dicembre 2005) sulle rilevazioni delle centraline di Oulx e Susa consultare la sezione INQUINAMENTO del nostro sito

Montagna Nostra 

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